Lega Canavese

Giro d'Italia: non si tocchi la tappa al Serrù

Non si può certo dire che Ceresole Reale e l’alta Valle Orco siano molto sfruttate turisticamente. Anzi, abbandonando l'eufemismo, si può invece affermare: com’è possibile che le meraviglie naturali di quelle zone non siano appieno valorizzate per fornire alla popolazione locale un reddito sufficiente per evitarne lo spopolamento?  

 A parte l’intenso traffico nei giorni festivi dei turisti mordi e fuggi diretti al Nivolet, attratti dalla sua bellezza e dalla mitica strada, negli altri giorni è quasi mortorio. Anche in piena stagione i pochi alberghi sono quasi vuoti e sulle case i cartelli “vendesi” o “affittasi” abbondano, distraendo il turista dall’ammirazione delle “dentate e scintillanti vette” di carducciana memoria.

A Maggio si presenta però un’occasione d’oro per migliorare la situazione: l’arrivo al Lago Serrù della 13ma tappa del Giro d’Italia. Finalmente, oltre a Cortina, Courmayeur e Cervinia, si conoscerà Ceresole, immersa nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, con le sue bellezze per intenditori: il lago, la pista di fondo, le passeggiate, le cime e i panorami mozzafiato.


Meno male molti diranno. Ma siccome sarebbe stato troppo bello che tutto fosse filato liscio senza intoppi e secondo il buon senso, ecco che qualche fenomeno, sedicente ambientalista, se ne esce tirando in ballo il disturbo che la carovana del Giro arrecherebbe agli animali del Parco. Secondo costoro, il frastuono della carovana potrebbe rovinare la giornata alle marmotte, ancora sonnacchiose ed intontite, appena uscite dal letargo, nonché alle femmine gravide degli stambecchi che, non si sa mai, dovessero partorire proprio in quel giorno.


Accidenti! Esclamerebbe qualcuno, ma come siamo bravi in Italia. Se trattiamo con questa attenzione e delicatezza gli animali, chissà cosa come si trattano gli stessi nella forma più evoluta: quella umana. Ma qui, rimanendo rigorosamente in tema animalesco, purtroppo casca l’asino. E’ infatti noto a tutti quanto la precedente supposizione sia errata, profondamente errata. Basta infatti imboccare la tangenziale di Torino nelle ore di punta (c’è chi lo fa tutti i giorni al fine di sopravvivere!) per arrivare ad invidiare le marmotte del Serrù uscite dal letargo, financo con la rumorosa carovana del Giro. Basta abitare a qualche decina di metri da un’autostrada, o da una statale trafficata, per sognare di essere una femmina di stambecco in procinto di partorire, benché disturbata dalle grida dei tifosi che incitano Nibali, Aru o Quintana, sulle rampe del Nivolet.


Cari ambientalisti, è sacrosanto il vostro impegno per la natura e gli animali, ma c’è un limite a tutto. Siate attenti a non cadere nel ridicolo, rischiando l’effetto boomerang. Est modus in rebus: uno o due giorni di casino a Ceresole e dintorni fanno solo bene. Anche le curiose marmotte ed i nobili stambecchi senz’altro approvano: semel in anno licet insanire.


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